Manifesto programmatico per il Vo Social Committment Award

Quale Italia?


Aggregare per cogliere le opportunità della crisi

Premessa

Il nostro Paese attraversa oramai da qualche anno una profonda fase di difficoltà che la crisi economica internazionale ha pesantemente acuito, ma non generato.

Le turbolenze dei mercati finanziari sono intervenute ad aggravare un modello di sviluppo, quello nazionale, che si è dimostrato non più adeguato a reggere il livello di competizione imposto dall'incalzare dell'economia globale.

Ci sono molti modi di governare una tempesta. La nostra proposta è di rilanciare il dibattito, reclutare intelligenze, individuare talenti, convogliare energie positive.

Crediamo fortemente che l'Italia sia un Paese ricchissimo, con potenzialità eccellenti. Crediamo allo stesso tempo che sia responsabilità di ciascuno rimettere in moto il nostro Paese, rimuovere i freni dello sviluppo, liberare le sue straordinarie risorse.

Costruire: le fondamenta

In questa delicata fase, il Paese ha bisogno del contributo di tutte le intelligenze delle quali dispone. Un momento del genere può essere superato solamente con il dialogo, con il confronto, attraverso un'autocritica costruttiva. Per questo riteniamo urgente chiamare a raccolta le parti più attive della società, e in primo luogo le associazioni, per innescare un confronto concreto e sano su alcuni punti che riteniamo cruciali.

Negli ultimi anni il ruolo delle associazioni è cresciuto esponenzialmente. Crediamo che le persone, aggregate attorno a una causa, riescano a scardinare gli schemi culturali precostituiti e possano costruire nuovi legami, forme di interazione, comportamenti. Le regole sono fondamentali per il funzionamento di una collettività civile, ma vanno sottoposte a una periodica “revisione”. Le regole possono e devono essere cambiate, quando sono condivise.

Crediamo che le associazioni libere e trasparenti fra persone costituiscano le fondamenta per la costruzione del Paese in cui vorremmo vivere.

Crediamo che ci si possa aggregare intorno a pochi, decisivi punti, indipendentemente dalle appartenenze e dalle provenienze. Il nostro obiettivo è di creare un modello di cooperazione basato sulla fiducia, lontano dall'attuale corporativismo, che abbia come perno uno scopo tangibile con una forte valenza per il Paese.

Benvenuto il contributo delle associazioni che, come noi, vedono una via d'uscita per il nostro Paese

Punti fermi: i pilastri

Una costruzione ha bisogno di solide fondamenta su cui poggiare. Su queste vanno però eretti i pilastri, che rappresentano la struttura portante della costruzione. I pilastri della collaborazione che intendiamo lanciare sono pochi ma chiari e, a nostro giudizio, di cruciale importanza.

1. L'economia della conoscenza
Un Paese moderno fa della conoscenza il proprio punto di forza. Le economie dei Paesi avanzati si terziarizzano e occorre creare le condizioni per far germogliare l'innovazione.
Il tema dell'educazione è strategico per lo sviluppo futuro dell'Italia. Recentemente, il nostro Paese ha attuato una politica di attrazione per i connazionali affermati all'estero.
Crediamo che questa impostazione vada corretta perché occorre creare a monte, nel nostro Paese, le condizioni per la crescita del talento.
Sogniamo un'Italia in grado di attirare talenti, non di metterli in fuga.
Il futuro del nostro Paese passa per la conoscenza, l'istruzione, le idee. La conoscenza genera visione e futuro e le professioni in questo ambito creano sviluppo economico e aziende sostenibili.
Non va comunque dimenticato il fondamentale contributo del lavoro artigianale, che va sostenuto con più vigore in organizzazioni modernamente strutturate che sostengano la cultura della conoscenza e del continuo miglioramento.

2. La classe dirigente e le rendite di posizione

La classe dirigente che scandisce le scelte che condizionano il nostro vivere civile si è dimostrata impreparata nel trovare soluzioni concrete per risolvere i problemi del Paese.
Coloro che hanno governato sino ad ora hanno dimostrato una scarsa capacità di programmazione, oltre che una totale assenza di visione sul futuro della nostra nazione, sebbene pretendano ancora di fare da “tutor” al resto del Paese.
Allo stesso tempo le decisioni prese, anche se inefficaci, sono state e sono per lo più ricompensate attraverso emolumenti fuori mercato o, peggio, con liquidazioni faraoniche scollegate ai risultati raggiunti.
Crediamo che i limiti mostrati dalla classe dirigente siano da attribuire anche agli squilibri di potere, alla logica burocratica, agli interessi personali.
Nel nostro Paese le decisioni sono spesso frutto di meccanismi opachi e personalistici, con evidenti ripercussioni sulla vita dei cittadini, sulla competitività del sistema Paese e sulla sua capacità di attrarre.
La distribuzione squilibrata del potere genera costi, mentre la logica del controllo secondo la quale funzionano gli apparati statali blocca lo sviluppo del Paese.
Crediamo che serva un cambiamento di direzione dalla logica del controllo a quella della fiducia.
Il dirigente, prima di essere valutato, deve essere pienamente delegato, in grado di incidere nella realtà che amministra.
Inoltre, occorre discutere dei criteri di accesso alle cariche pubbliche dal momento che il sistema in vigore, spesso basato su regole rigidamente formalistiche, non è stato in grado di esprimere le migliori professionalità.
Accanto a questo, crediamo che occorra scardinare tutte quelle rendite di posizione che non trovano giustificazione nella convenienza collettiva.
I monopoli generano spesso servizi di scarso livello, per i quali tutti i cittadini sono costretti a pagare delle “tasse” occulte.
3. Il lavoro
Il problema del lavoro viene spesso affrontato in maniera paradossale.
Crediamo che le risorse per alimentare il sistema produttivo ci siano, ma siano distribuite in modo improduttivo.
L'Italia è un Paese ricco di risorse.
Le stesse risorse non riescono tuttavia a essere convogliate nella giusta direzione, a causa dei mille rivoli in cui si perde la spesa pubblica. In questa fase serve dunque il coraggio di assumere decisioni urgenti, anche se impopolari.
Il nostro Paese, inoltre, si impoverisce nonostante i risparmi delle famiglie italiane siano fra i più alti d'Europa.
Ma, mentre i risparmi si esauriscono, il lavoro produce ricchezza e rappresenta un investimento sul futuro.
Bisogna ritornare ad una concezione basilare del lavoro che deve risolvere problemi e bisogni concreti, non essere solo un diritto autoreferenziale garantito dalla legge.
4. L'accesso alle cariche
Crediamo che l'accesso alle cariche (pubbliche e private) sia troppo legato al sistema delle referenze.
Occorre, al contrario, trovare un giusto equilibrio fra esperienza e potenzialità per abbattere quelle “barriere all'entrata” che escludono di fatto molti giovani talentuosi da un impegno più attivo nella vita economica e civile.
Crediamo che si debbano trovare sistemi di valutazione nuovi, con un particolare sguardo all'evoluzione che i sistemi di comunicazione stanno imprimendo alle relazioni sociali.
Internet è uno straordinario strumento di conoscenza. Blog, forum e social media permettono già di individuare e valorizzare le eccellenze che sono fuori dai circoli del potere.
Tali eccellenze vanno “istituzionalizzate” nel sistema dell'istruzione, della ricerca, delle associazioni e nel mondo professionale pubblico e privato.
5. Le regole e il futuro
Il sistema delle regole del nostro Paese deve essere riscritto, insieme al patto sociale che lega i cittadini.
L'Italia conosce un deterioramento dei legami sociali e cresce l'individualismo.
Il rinchiudersi in diritti acquisiti insostenibili non genera speranza e proiezione al futuro, ma solo stasi e frustrazione delle migliori energie.
In questo quadro, occorre attivare le parti più sane della società civile e imprimere una spinta affinché diano un contributo attivo alla ridefinizione dell'Italia di domani.
Il merito va riconosciuto sulla base del contributo che il singolo individuo, gruppo di lavoro, ente, azienda dà alla società e non solo a se stesso. In tale senso va premiato e incoraggiato!!

Il futuro è nelle nostre mani, sta noi la scelta




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